
La chiave per un’osservazione autentica della fauna selvatica non è solo sapere cosa guardare, ma come guardare con rispetto e sicurezza.
- L’equipaggiamento giusto (come la lana merinos) minimizza il disturbo acustico e olfattivo.
- La tecnologia (app e GPS) è un potente strumento per aumentare la consapevolezza, non per sostituire l’osservazione.
- Conoscere le regole (e le pesanti sanzioni) è fondamentale per proteggere la biodiversità e vivere un’esperienza etica.
Raccomandazione: Adotta un’etica da tracker: ogni tua scelta, dall’app che usi all’abbigliamento che indossi, definisce la qualità del tuo dialogo silenzioso con la natura.
Immagina di camminare in un sentiero appenninico. Il silenzio è rotto solo dal fruscio delle foglie. All’improvviso, noti un’impronta nel fango. Di chi sarà? Un capriolo? Un lupo? Questa è la scintilla che trasforma una semplice escursione in un’indagine, un’avventura. Come Guida Ambientale Escursionistica, vedo spesso questa meraviglia negli occhi delle persone. Ma vedo anche l’errore più comune: credere che il tracking sia solo una caccia al tesoro visiva, una collezione di foto di impronte.
Molti si affidano a guide generiche o pensano che basti essere silenziosi. In realtà, il vero tracking è un’abilità più profonda. È un dialogo silenzioso con l’ambiente, un’interpretazione di un ecosistema narrante che ci parla attraverso segni quasi invisibili. Non si tratta solo di riconoscere una forma, ma di capire un comportamento, una presenza, una storia. L’approccio superficiale non solo ci fa perdere il 90% di queste storie, ma rischia di arrecare disturbo, di violare equilibri fragili e, in alcuni casi, di metterci in pericolo o farci incorrere in sanzioni severe.
E se la vera chiave non fosse solo riconoscere, ma comprendere? Se la tecnologia moderna, invece di essere una scorciatoia, potesse diventare un amplificatore della nostra consapevolezza? Questo articolo non è un semplice catalogo di impronte. È una guida per sviluppare un’etica del tracker, un approccio che unisce l’antica arte dell’osservazione con gli strumenti e le conoscenze di oggi. Esploreremo come la tecnologia ci aiuta, perché il rispetto delle regole è fondamentale, come il nostro equipaggiamento influisce sull’ambiente e come garantire la nostra sicurezza e quella degli animali. Diventeremo non solo cercatori di tracce, ma lettori attenti delle storie del bosco.
Per guidarti in questo percorso di consapevolezza, abbiamo strutturato l’articolo per affrontare tutti gli aspetti del tracking moderno e responsabile. Dalle app per il riconoscimento alla sicurezza personale, dall’equipaggiamento etico alle basi per chi comincia, ogni sezione è un passo verso una comprensione più profonda della natura che ci circonda.
Sommario: Riconoscere le tracce nei parchi italiani con etica e tecnologia
- PlantNet o Google Lens: quale app identifica meglio le piante appenniniche offline?
- Perché raccogliere fiori protetti può costarti una multa fino a 3000€?
- Lana merinos o sintetico: cosa indossare per il trekking autunnale umido?
- L’errore di avvicinarsi ai cinghiali per una foto: come comportarsi se li incontri
- In che ordine condividere la tua posizione GPS per garantire la tua sicurezza da solo?
- Smartphone o Mirrorless: cosa portare nello zaino per un trekking fotografico leggero?
- Perché usare l’App IO ti evita di perdere scadenze e avvisi importanti?
- Come iniziare a fare trekking in montagna se sei un principiante assoluto e vivi in pianura?
PlantNet o Google Lens: quale app identifica meglio le piante appenniniche offline?
Nel nostro zaino da tracker moderno, lo smartphone è diventato uno strumento potente, ma va usato con intelligenza. Le app di riconoscimento non sono una bacchetta magica, ma un modo per ottenere una consapevolezza amplificata. Non sostituiscono l’occhio esperto, ma lo allenano, suggerendo piste di indagine. La scelta dell’app giusta, soprattutto in zone remote come l’Appennino dove la connessione è un lusso, è cruciale. Due colossi si sfidano: PlantNet, lo specialista botanico, e Google Lens, l’onnivoro digitale.
La differenza fondamentale non risiede solo nell’accuratezza, ma nella filosofia. PlantNet nasce da un progetto di citizen science e ricerca agricola, con un focus specifico sulla catalogazione e protezione delle specie. Come evidenziato in test sul campo, PlantNet è spesso ritenuta la migliore applicazione gratuita per questo scopo, grazie alla sua origine scientifica e a un database vastissimo. Al contrario, Google Lens è un’intelligenza artificiale generalista, potente ma meno precisa sulle varietà endemiche o rare, e totalmente dipendente da una connessione internet.
Per l’escursionista che si muove nei parchi italiani, le cui specificità sono fondamentali, PlantNet offre vantaggi decisivi. La sua capacità di funzionare parzialmente offline (pre-scaricando i database regionali) e la sua precisione su specie protette, come la Peonia officinalis nel Parco del Gran Sasso, lo rendono un compagno di escursione più affidabile. Il confronto seguente chiarisce le differenze chiave.
Questa tabella, basata su un’analisi comparativa delle app per il riconoscimento naturalistico, riassume i punti di forza e di debolezza di ciascuna soluzione per il contesto italiano.
| Caratteristiche | PlantNet | Google Lens |
|---|---|---|
| Database piante italiane | 20.000+ specie catalogate | Database generico Google |
| Funzionamento offline | Parziale (dopo download database) | No, richiede connessione |
| Precisione identificazione | Alta per specie endemiche | Media, errori su varietà |
| Geolocalizzazione | Sì, suggerisce specie locali | No |
| Costo | Gratuito | Gratuito |
| Integrazione citizen science | Sì, con community attiva | No |
Perché raccogliere fiori protetti può costarti una multa fino a 3000€?
L’etica del tracker si fonda su un principio assoluto: guardare e non toccare. La tentazione di portare a casa un “souvenir” colorato, come una genzianella o una stella alpina, non è un gesto innocente, ma una ferita inferta a un ecosistema fragile. Quello che per noi è un singolo fiore, per la montagna è un tassello fondamentale per la sopravvivenza di una specie e dell’habitat che la ospita. Le normative regionali e nazionali non sono capricci burocratici, ma scudi a protezione di un patrimonio di biodiversità inestimabile.
Le sanzioni sono severe proprio per sottolineare la gravità del danno. Non si tratta di una “multa per un fiorellino”, ma di una sanzione per un atto che, se moltiplicato per migliaia di escursionisti, può portare all’estinzione locale di specie rare. Episodi come quello riportato dai Carabinieri Forestali, con sanzioni che raggiungono quasi 2500 euro per la raccolta di migliaia di genzianelle, dimostrano che i controlli sono seri e le conseguenze economiche pesanti. L’importo massimo può arrivare fino a 3000€ a seconda della regione e della specie protetta.
La vera ragione di questo rigore, però, non è punitiva, ma conservativa. Come sottolineano le stesse autorità, l’equilibrio di questi ambienti è delicatissimo.
In un ecosistema caratterizzato da un clima estremo, con un periodo vegetativo molto ridotto, la sopravvivenza di molte specie è spesso legata a fragili equilibri. Per questo motivo, moltissime specie della fascia alpina sono soggette a regimi di tutela da parte di norme regionali e la loro raccolta è fortemente limitata o del tutto vietata.
– Carabinieri Forestali di Cuneo, Comunicato ufficiale sui controlli in Val Maira
Il vero tracker, quindi, non raccoglie il fiore. Lo fotografa, lo disegna sul suo taccuino, ne studia la posizione e l’ambiente circostante. La sua ricompensa non è un petalo che avvizzisce in un vaso, ma una conoscenza più profonda e la consapevolezza di aver lasciato intatta la bellezza per chi verrà dopo. Questa è la base del nostro dialogo silenzioso con la natura.

L’immagine di una stella alpina che prospera nel suo aspro habitat naturale è il simbolo perfetto di questa filosofia. È un tesoro da ammirare a distanza, la cui bellezza risiede proprio nella sua irraggiungibilità e nella sua resilienza. Rispettarla significa rispettare l’intera montagna.
Lana merinos o sintetico: cosa indossare per il trekking autunnale umido?
L’etica del tracker si applica anche a ciò che indossiamo. L’abbigliamento non è solo una questione di comfort o protezione dalle intemperie; è un’interfaccia tra noi e l’ambiente, un elemento che può tradire la nostra presenza o renderci parte del paesaggio. In un’escursione autunnale, umida e silenziosa, la scelta tra una fibra naturale come la lana merinos e una sintetica può fare la differenza tra un avvistamento indimenticabile e un bosco che sembra vuoto.
I materiali sintetici, come i gusci impermeabili o i pile, hanno un grande svantaggio: il rumore. Il fruscio di una giacca a vento può sembrare trascurabile a noi, ma per l’udito finissimo di un capriolo o di un cervo è un segnale d’allarme che viaggia per decine di metri. Inoltre, i tessuti sintetici tendono a trattenere gli odori corporei e a sviluppare batteri, creando una traccia olfattiva che gli animali percepiscono da distanze sorprendenti. Un’interessante ricerca sul campo durante il periodo del bramito del cervo ha mostrato risultati eloquenti: osservatori vestiti in lana merinos sono riusciti ad avvicinarsi fino a 50 metri senza essere fiutati, mentre chi indossava sintetico veniva percepito già a 200 metri.
La lana merinos, al contrario, offre proprietà quasi mimetiche. È naturalmente antibatterica, riducendo drasticamente la traccia olfattiva. Da bagnata, continua a isolare termicamente senza dare una sensazione di freddo, fondamentale nell’umidità autunnale. Ma soprattutto, è un materiale intrinsecamente silenzioso. Un maglione o una giacca in lana cotta o softshell si muovono con noi senza produrre i fruscii tipici dei materiali tecnici più “rigidi”. Questo ci permette di fonderci con i suoni del bosco, piuttosto che sovrastarli. Per massimizzare le nostre possibilità di osservazione, l’abbigliamento deve seguire una logica mimetica non solo visiva, ma anche acustica e olfattiva.
- Palette cromatiche: Per le faggete appenniniche in autunno, preferire tonalità di ocra, marrone scuro e verde muschio. Nei lariceti alpini, optare per grigio roccia e marrone corteccia.
- Minimizzazione del rumore: Scegliere tessuti morbidi come la lana cotta, il pile di lana o i moderni softshell silenziosi.
- Gestione degli odori: Lavare i capi con sapone neutro e inodore almeno 48 ore prima dell’uscita per eliminare residui di profumi e detergenti.
- Visibilità di sicurezza: Evitare colori sgargianti sull’intero corpo, ma mantenere sempre un elemento ad alta visibilità (es. una fascia arancione sul braccio o sullo zaino) per la sicurezza nei confronti di altri escursionisti o cacciatori.
L’errore di avvicinarsi ai cinghiali per una foto: come comportarsi se li incontri
Nel dialogo silenzioso con la fauna, la regola più importante è conoscere i propri interlocutori e mantenere la giusta distanza. L’incontro con un cinghiale, sempre più frequente anche a quote medie, è un momento che richiede calma e consapevolezza, non l’istinto di tirare fuori lo smartphone per uno scatto ravvicinato. Questo è l’errore più comune e pericoloso, dettato da una percezione errata dell’animale, spesso confuso tra l’esemplare selvatico e quello semi-addomesticato delle periferie urbane.
Uno studio sul comportamento ha mostrato come nel Parco della Maremma i cinghiali mantengano una distanza di fuga di 50-70 metri, mentre in alcune zone di Roma si avvicinino fino a 5-10 metri. Confidare in questa abitudine urbana in un contesto selvatico è un grave sbaglio. Un cinghiale in un parco nazionale è un animale imprevedibile, specialmente una femmina con i piccoli. Avvicinarsi può essere interpretato come una minaccia, scatenando una reazione difensiva. Le guide dei parchi nazionali, come quelle del Parco d’Abruzzo, sono chiare: la sicurezza si basa sulla distanza. È consigliabile mantenere un minimo di 30 metri di distanza dagli adulti e almeno 50 metri da una femmina con cuccioli.

Se incontri un cinghiale sul tuo sentiero, ecco il protocollo corretto da seguire:
- Fermati immediatamente. Non avanzare e non fare movimenti bruschi.
- Valuta la situazione: L’animale ti ha visto? È solo o in gruppo? Ci sono piccoli? Il suo comportamento è tranquillo o agitato?
- Parla con voce calma e costante. Questo ti identifica come umano e non come una minaccia o una preda. Non urlare.
- Indietreggia lentamente. Non voltare mai le spalle e non correre. La corsa potrebbe innescare un istinto di inseguimento.
- Crea distanza laterale. Se possibile, allontanati dal sentiero e aggira l’animale a grande distanza, mantenendolo sempre in vista.
Un vero tracker non cerca lo scatto a tutti i costi. Cerca la comprensione. Le tracce, in questo senso, ci dicono molto. Le piste ci raccontano la velocità e il comportamento dell’animale: un’andatura regolare indica tranquillità, mentre salti e cambi di direzione suggeriscono una fuga. Imparare a leggere questi segni significa capire lo stato d’animo dell’animale prima ancora di vederlo, garantendo una sicurezza integrata per entrambi.
In che ordine condividere la tua posizione GPS per garantire la tua sicurezza da solo?
L’etica del tracker include una profonda responsabilità verso sé stessi. Avventurarsi da soli alla ricerca di tracce, magari uscendo dai sentieri battuti, è un’esperienza potente ma che non ammette improvvisazione. La sicurezza integrata significa proteggere la fauna, ma anche garantire il nostro rientro a casa sani e salvi. Oggi la tecnologia GPS ci offre strumenti straordinari per farlo, ma devono essere usati secondo un protocollo preciso, una sequenza di azioni che costruisce una rete di sicurezza attorno a noi.
L’errore più comune è pensare che basti avere il telefono carico. La sicurezza attiva richiede una comunicazione strategica della nostra posizione in momenti diversi. Non si tratta solo di chiamare aiuto in caso di emergenza, ma di permettere ai soccorsi di trovarci rapidamente anche se non fossimo in grado di comunicare. L’app GeoResQ, sviluppata e gestita dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), è lo standard di riferimento in Italia per questo scopo. Come afferma lo stesso CNSAS, la sua funzione “Tracciami” è un salvavita.
La funzione ‘Tracciami’ di GeoResQ permette un monitoraggio passivo che accelera drasticamente i tempi di soccorso in caso di mancato rientro, riducendoli da ore a minuti grazie alla localizzazione precisa.
– Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, Manuale operativo CNSAS per escursionisti
La condivisione della posizione non è un singolo atto, ma un processo. Seguire un ordine logico garantisce che, qualsiasi cosa accada, qualcuno sappia dove siamo e dove dovremmo essere. Questo non solo accelera i soccorsi, ma ci permette di esplorare con maggiore serenità, concentrandoci sull’osservazione della natura. Per garantire la massima sicurezza, è fondamentale seguire una checklist operativa precisa prima e durante ogni escursione in solitaria.
Il vostro piano d’azione per la sicurezza GPS:
- Prima di partire: Condividere l’itinerario dettagliato (traccia GPX, sentieri, meta) e gli orari previsti di partenza e rientro con un contatto fidato che resta a casa.
- All’inizio del percorso: Attivare la funzione di tracciamento sull’app GeoResQ del CNSAS, che invierà la vostra posizione a intervalli regolari ai server del Soccorso Alpino.
- Durante deviazioni significative: Se si lascia il sentiero pianificato per seguire una traccia interessante, inviare un SMS o un messaggio con le nuove coordinate e le intenzioni al proprio contatto di emergenza.
- In caso di emergenza reale: Chiamare il Numero Unico di Emergenza 112, comunicare le coordinate precise lette dal GPS e, se possibile, il link alla propria posizione GeoResQ.
- Al rientro sicuro: Appena terminata l’escursione, disattivare il tracciamento e confermare immediatamente il proprio rientro al contatto fidato, per evitare inutili allarmi.
Smartphone o Mirrorless: cosa portare nello zaino per un trekking fotografico leggero?
Un tracker documenta. La fotografia non è solo un modo per catturare la bellezza, ma uno strumento per registrare dati, per arricchire il nostro “diario del tracker” con informazioni visive precise. Ma in un’escursione dove ogni grammo conta, quale strumento scegliere? La potente e versatile mirrorless con teleobiettivo o l’ormai incredibilmente capace smartphone che abbiamo sempre in tasca? La risposta, come spesso accade in natura, è: dipende dallo scopo.
Non esiste una scelta migliore in assoluto, ma una scelta più adatta all’obiettivo. Se lo scopo è documentare un animale a distanza di sicurezza, senza disturbarlo, un teleobiettivo è insostituibile. Progetti di monitoraggio scientifico, come quello per raccogliere dati sul gatto selvatico in Piemonte, utilizzano mirrorless con obiettivi 70-300mm per ritrarre gli animali nel loro ambiente naturale, mantenendo le distanze. La qualità ottica e la capacità di “comprimere” la prospettiva di un teleobiettivo permettono di ottenere immagini dettagliate e rispettose.
Se invece il nostro focus sono le tracce, le impronte, i segni di passaggio, lo smartphone diventa uno strumento sorprendentemente efficace, se non superiore. La sua modalità macro, la facilità d’uso e la capacità di geolocalizzare immediatamente lo scatto lo rendono perfetto per questo tipo di documentazione. Un buon tracker sa che una foto di un’impronta senza un riferimento dimensionale è quasi inutile. Lo smartphone permette di scattare rapidamente, includendo un oggetto di dimensioni note (come una moneta) accanto alla traccia, creando così un dato scientificamente valido. Per ottenere il massimo dal proprio smartphone nella fotografia di tracce, è utile seguire alcune tecniche professionali.
- Usare sempre un riferimento: Una moneta da 1€ (diametro 23,25 mm) è un riferimento standard e facilmente reperibile. Posizionarla accanto all’impronta, non sopra.
- Sfruttare la luce radente: La luce del primo mattino o del tardo pomeriggio, bassa sull’orizzonte, crea ombre che evidenziano il rilievo e i dettagli dell’impronta nel terreno.
- Attivare la modalità macro: Avvicinarsi al soggetto e usare la modalità macro per catturare i dettagli dei cuscinetti plantari, degli artigli e della forma generale.
- Fotografare la “pista”: Oltre all’impronta singola, scattare una foto che includa la sequenza di più impronte per documentare l’andatura e la direzione dell’animale.
- Salvare le coordinate GPS: La maggior parte degli smartphone salva automaticamente i dati GPS nelle informazioni della foto (EXIF). Questo è fondamentale per mappare gli areali di presenza della fauna.
Perché usare l’App IO ti evita di perdere scadenze e avvisi importanti?
A prima vista, associare l’App IO, l’applicazione dei servizi pubblici, al mondo del trekking e del tracking può sembrare strano. Eppure, nell’ottica di un escursionista responsabile e preparato, anche questo strumento digitale trova il suo posto nel nostro zaino virtuale. L’etica del tracker, infatti, non si esaurisce nel bosco, ma inizia a casa, con una preparazione meticolosa che include anche gli aspetti burocratici e normativi della fruizione delle aree protette.
L’App IO funge da punto di contatto unico con la Pubblica Amministrazione. Sebbene al momento non esistano notifiche automatiche geolocalizzate all’ingresso dei parchi, il suo potenziale è enorme. In futuro, potremmo ricevere avvisi meteo critici, allerte per incendi o promemoria sulle normative specifiche di un’area protetta direttamente sul nostro smartphone. Oggi, la sua utilità è già concreta per chi pratica un’escursionismo più avanzato.
La funzione più rilevante è l’integrazione con il sistema PagoPA. Molte attività all’interno dei Parchi Nazionali o delle Riserve Naturali non sono libere, ma richiedono permessi specifici a pagamento. Pensiamo ai permessi per la fotografia notturna, per l’accesso a riserve integrali, per la pesca sportiva dove consentita, o per l’uso di droni. Gestire queste richieste e pagamenti tramite App IO semplifica l’iter, evita di dover cercare uffici o sportelli e garantisce di essere sempre in regola. Essere un tracker responsabile significa anche essere un cittadino che rispetta le regole amministrative che governano i nostri tesori naturali.
Usare l’App IO per queste pratiche significa quindi: avere una traccia digitale dei propri permessi, ricevere promemoria sulle scadenze ed evitare il rischio di trovarsi in una situazione di irregolarità durante un controllo. È un tassello della preparazione che, pur non essendo legato direttamente all’osservazione di un’impronta, contribuisce a definire la figura di un escursionista consapevole a 360 gradi, che sa dialogare non solo con la natura, ma anche con le istituzioni che la proteggono.
Da ricordare
- L’etica viene prima di tutto: il rispetto per l’animale e il suo habitat è più importante di qualsiasi fotografia o avvistamento.
- La tecnologia è un amplificatore: app, GPS e fotocamere sono strumenti per approfondire la nostra conoscenza, non per sostituire i nostri sensi.
- La preparazione è la chiave della sicurezza: conoscere le regole, l’equipaggiamento giusto e i protocolli di sicurezza ci permette di esplorare con serenità e rispetto.
Come iniziare a fare trekking in montagna se sei un principiante assoluto e vivi in pianura?
Tutto ciò di cui abbiamo parlato – l’etica, la tecnologia, la sicurezza – può sembrare complesso per chi parte da zero, magari osservando le montagne da lontano, dalla finestra di una casa in pianura. Ma la verità è che il viaggio per diventare un tracker consapevole inizia con un singolo, semplice passo. Non serve scalare subito le vette più alte; serve iniziare a guardare il mondo naturale con occhi diversi, anche nel parco regionale dietro casa. Come ricorda Roberto Ciri, una Guida Ambientale Escursionistica esperta, l’apprendimento è un percorso accessibile a tutti.
Questo corso online intende fornire utili informazioni sull’argomento per tutti gli escursionisti appassionati di Natura, e in particolare per le Guide Ambientali Escursionistiche meno esperte, finalizzate a riconoscere la presenza di animali selvatici in un ambiente naturale, con attività pratiche per la conservazione delle tracce trovate.
– Roberto Ciri, Guida Ambientale Escursionistica AIGAE
L’approccio deve essere graduale. Iniziare con sentieri facili e ben segnalati permette di concentrarsi non sul dislivello o sulla fatica, ma sull’osservazione. Il primo obiettivo non è “arrivare in cima”, ma “vedere cosa c’è lungo il cammino”. Un diario del tracker, dove disegnare le impronte trovate, annotare il luogo, la data e il tipo di terreno, è uno strumento potentissimo per allenare l’occhio e la memoria. Ecco un percorso di apprendimento ideale per un principiante.
- Iniziare vicino a casa: Esplorare i parchi regionali e le riserve naturali più vicine. Sentieri pianeggianti lungo un fiume (come nel Parco del Ticino) o su dolci colline (come i Colli Euganei) sono perfetti per trovare le tracce di animali comuni come volpi, tassi e caprioli.
- Affidarsi a una guida: Partecipare a escursioni guidate da professionisti certificati (come le Guide AIGAE) è il modo migliore per imparare le basi in sicurezza, fare domande e ricevere consigli pratici.
- Tenere un diario: Creare un “diario del tracker” è fondamentale. Disegnare le impronte, fotografarle con un riferimento, annotare le feci, i segni di alimentazione, i sentieri degli animali. Scrivere è un modo per pensare e fissare i concetti.
- Progredire gradualmente: Una volta presa confidenza con le tracce più comuni in pianura e collina, si può passare a quote più alte per cercare i segni di marmotte, camosci o lepri variabili, applicando gli stessi principi di osservazione.
- Focalizzarsi sulle tracce: Le prime uscite dovrebbero essere dedicate quasi interamente al tracking. L’obiettivo non è fare chilometri, ma esplorare intensamente poche centinaia di metri di sentiero, cercando ogni minimo segno.
Il tracking è un linguaggio che si impara con la pratica e la pazienza. Iniziare con umiltà, curiosità e un profondo rispetto per l’ambiente è il segreto per trasformare ogni passeggiata, anche la più semplice, in una straordinaria avventura di scoperta.
Per mettere in pratica questi consigli, il primo passo è iniziare dal sentiero giusto. Consulta il programma di una Guida Ambientale Escursionistica nella tua zona e trasforma la tua prossima passeggiata in una vera lezione di natura.
Domande frequenti su App IO e parchi naturali
L’App IO può già inviare notifiche quando entro in un parco nazionale?
No, attualmente questa funzione non è disponibile, ma potrebbe essere implementata in futuro tramite geolocalizzazione per inviare regole del parco e allerte meteo localizzate.
Come posso ricevere aggiornamenti sui parchi nazionali oggi?
Consulta i siti web ufficiali dei Parchi Nazionali, le loro pagine Facebook, i bollettini neve/valanghe e contatta i centri visita per informazioni in tempo reale.
Posso pagare permessi per attività nei parchi con App IO?
Sì, tramite il sistema PagoPA integrato nell’App IO puoi pagare permessi di accesso a riserve integrali o per attività specifiche come la fotografia notturna dove consentito.