Pubblicato il Marzo 15, 2024

La scelta tra Kitesurf e SUP dopo i 40 anni non si basa su quale sport sia ‘migliore’, ma su quale curva di apprendimento e gestione del rischio si adatti meglio alla vostra personalità.

  • Il Kitesurf richiede un investimento iniziale maggiore (tempo e denaro) ma offre una progressione adrenalinica una volta superata la ripida curva di apprendimento iniziale.
  • Il SUP ha una barriera d’ingresso più bassa e offre benefici immediati, ma richiede una tecnica raffinata per diventare un allenamento completo e prevenire dolori posturali.

Raccomandazione: Valutate onestamente la vostra tolleranza al rischio, il budget e il tempo a disposizione prima di prenotare un corso, senza basarvi solo sull’immagine esterna dello sport.

Arrivati alla soglia dei 40 anni, molti sentono il desiderio di rimettersi in gioco, di trovare un’attività che unisca forma fisica e contatto con la natura. Gli sport acquatici, con il loro fascino di libertà, sono spesso in cima alla lista. La domanda che sorge spontanea è: meglio l’energia esplosiva del kitesurf o l’equilibrio meditativo dello Stand Up Paddle (SUP)? La risposta comune tende a polarizzare: il kite è per i drogati di adrenalina, il SUP per chi cerca relax. Questa è una semplificazione che, da istruttore federale, ritengo pericolosa.

Scegliere uno sport acquatico non è come scegliere un gusto di gelato. Implica un impegno fisico, mentale ed economico. La vera questione non è “adrenalina vs relax”, ma comprendere e accettare due percorsi, due “curve di apprendimento e di rischio” completamente diverse. Molti adulti, spinti dall’entusiasmo, sottovalutano la complessità tecnica del kite o, al contrario, la profondità fisica del SUP, finendo per abbandonare frustrati o, peggio, infortunati. L’errore non sta nello sport, ma nell’aver scelto una curva di progressione che non si allineava con la propria personalità, il proprio tempo e la propria consapevolezza fisica.

Questo articolo non vi dirà quale sport è “meglio”. Invece, vi fornirà gli strumenti per fare una scelta informata. Analizzeremo i costi reali, le regole di sicurezza che nessuno spiega ai principianti, le tecniche mentali per gestire la paura e gli errori posturali da evitare. L’obiettivo è permettervi di scegliere non solo uno sport, ma il *vostro* percorso verso il benessere, garantendo sicurezza, divertimento e una progressione intelligente e duratura.

Per aiutarvi a navigare tra le diverse sfaccettature di questa decisione, abbiamo strutturato la guida in sezioni chiare che affrontano ogni aspetto cruciale, dall’investimento iniziale alla gestione della sicurezza psicofisica.

Quanto costa iniziare il windsurf: noleggio o acquisto usato per la prima stagione?

La prima domanda, la più pragmatica, riguarda sempre il portafoglio. È fondamentale chiarire subito che Kitesurf e SUP si posizionano su due livelli di investimento molto diversi, sia in termini di attrezzatura che di formazione. Ignorare questo aspetto significa rischiare di fare una scelta insostenibile. Il kitesurf ha una curva di costo iniziale più ripida: l’attrezzatura è complessa (vela, barra, trapezio, tavola) e un corso completo è assolutamente non negoziabile per la sicurezza. Secondo i dati delle scuole certificate, un corso base completo costa tra i 100 e i 400 euro, a seconda della durata e della località. Al contrario, il SUP è molto più accessibile: l’apprendimento delle basi è rapido e l’attrezzatura più semplice.

Per un principiante over 40, la cui priorità è la sicurezza e la progressione graduale, il dilemma “noleggio o acquisto” è cruciale. Per il kitesurf, il noleggio assistito dopo il corso è la scelta più intelligente: permette di usare attrezzature diverse e adatte alle condizioni del giorno, sotto la supervisione di una scuola. L’acquisto, anche usato, va ponderato solo dopo aver consolidato le basi e compreso quale tipo di vela e tavola si adatta al proprio stile. Per il SUP, l’acquisto di un buon usato può essere una mossa vincente fin da subito, data la minore complessità tecnica.

Il seguente quadro comparativo offre una visione chiara dei costi medi in Italia per iniziare, aiutandovi a pianificare il vostro budget in modo realistico.

Confronto costi iniziali Kitesurf vs SUP in Italia
Aspetto Kitesurf SUP
Corso base completo 300-400€ (8 ore) 150-250€ (3-5 ore)
Noleggio giornaliero 60-80€/giorno 30-50€/giorno
Attrezzatura usata entry-level 800-1500€ 400-800€
Assicurazione annuale 50-70€ Non obbligatoria
Tempo apprendimento base 5-7 giorni 1-2 giorni

Piano d’azione: valutare l’attrezzatura usata

  1. Ispezione Strutturale: Controllate meticolosamente kite, tavola e pagaia alla ricerca di danni evidenti: crepe, riparazioni mal eseguite, delaminazioni sulla tavola o microfori sul tessuto del kite.
  2. Test Funzionali a Secco: Gonfiate il bladder (la camera d’aria) del kite e lasciatelo gonfio per almeno due ore per verificare perdite. Testate più volte il sistema di sgancio di sicurezza della barra: deve essere fluido e immediato.
  3. Analisi dei Punti Critici di Usura: Ispezionate le linee del kite per nodi, sfilacciamenti o segni di abrasione. Controllate i bordi della tavola da SUP e il sistema di regolazione della pagaia, che non deve avere gioco.
  4. Coerenza con le Vostre Esigenze: L’attrezzatura è della misura giusta per il vostro peso e livello? Una vela troppo grande o una tavola troppo piccola possono rendere l’apprendimento frustrante e pericoloso.
  5. Validazione Finale in Acqua: Chiedete sempre una prova pratica prima dell’acquisto. È l’unico modo per essere sicuri del comportamento dell’attrezzatura e per smascherare problemi non visibili a secco.

Come evitare collisioni in acqua: le 3 regole d’oro che i principianti ignorano

Superato lo scoglio economico, si entra in acqua. E qui, la paura più grande non è cadere, ma scontrarsi con altri. L’acqua può sembrare vasta, ma negli spot affollati lo spazio si riduce drasticamente. I corsi insegnano la tecnica, ma spesso trascurano le basi della “convivenza acquatica”. La gestione attiva del rischio inizia proprio da qui, dal rispettare poche ma fondamentali regole di precedenza, spesso ignorate dai neofiti troppo concentrati su sé stessi.

La prima regola è la più semplice: chi è sopravento dà la precedenza a chi è sottovento. Questo perché chi si trova sottovento ha meno spazio di manovra. Nel kitesurf, questo si traduce anche nella regola del kiter che entra in acqua, che deve dare la precedenza a chi sta tornando a riva. La seconda regola riguarda gli incroci: il kiter con mure a dritta (mano destra avanti nella direzione di marcia) ha la precedenza. Per evitare dubbi, il kiter che ha la precedenza deve tenere il kite alto (verso le ore 12), mentre chi deve darla lo abbassa. Per i praticanti di SUP, la regola è simile a quella delle barche: ci si tiene sulla propria destra quando si incrocia qualcuno frontalmente.

Infine, la terza regola, la più importante: mantenere sempre una distanza di sicurezza. Per un kiter, questo significa una “bolla” di almeno 50 metri da altri kiter e bagnanti. Per un SUP, la distanza è minore ma è fondamentale anticipare le traiettorie altrui, specialmente in presenza di onde o vento. L’osservazione costante dell’ambiente circostante è più importante di qualsiasi manovra tecnica. L’illustrazione seguente mostra una situazione ideale di convivenza in uno spot ben gestito.

Vista aerea di kiters e paddlers che navigano rispettando le distanze di sicurezza in acque italiane

Come si può notare, una corretta disposizione nello spazio permette a tutti di praticare il proprio sport in sicurezza. Queste regole non sono suggerimenti, ma pilastri della sicurezza in mare. Ignorarle non solo mette a rischio voi stessi e gli altri, ma rivela anche una mancanza di rispetto per la comunità degli sport acquatici. Interiorizzarle è il primo passo per diventare un rider maturo e consapevole.

Perché il panico in mare aperto è il tuo nemico numero uno e come controllarlo?

Una volta imparate le regole di convivenza, emerge il nemico più subdolo: non una raffica di vento o un’onda inaspettata, ma il panico. Per un adulto che inizia uno sport acquatico, la perdita di controllo può innescare una reazione a catena devastante: respiro affannoso, muscoli rigidi, decisioni irrazionali. È il panico, non la situazione in sé, a trasformare un piccolo inconveniente in un pericolo reale. La gestione della propria mente è tanto importante quanto la gestione dell’attrezzatura.

La chiave per disinnescare il panico è avere un protocollo, un’ancora psicologica a cui aggrapparsi. Per il SUP, può essere semplicemente sedersi sulla tavola: abbassare il baricentro rende quasi impossibile cadere e dà il tempo di calmarsi, respirare e valutare la situazione. Per il kiter, il protocollo è il self-rescue: una sequenza di manovre per sgonfiare parzialmente la vela e usarla come zattera per tornare a riva in sicurezza. Conoscere e provare questa tecnica non è un’opzione, è un obbligo morale verso sé stessi. Trasforma la paura del “e se non riesco a tornare?” in una competenza pratica: “so come tornare”.

Come sottolinea un esperto del settore, la preparazione mentale è tutto.

Il protocollo di self-rescue nel kitesurf non è solo una tecnica di sicurezza, ma un’ancora psicologica fondamentale che elimina la paura di non riuscire a tornare a riva.

– Andrea Alagna, Marsala Kitesurf School

Oltre ai protocolli di emergenza, esistono tecniche preventive per gestire l’ansia prima ancora di entrare in acqua. Un esercizio estremamente efficace è la respirazione consapevole.

Tecniche di respirazione per gestire l’ansia pre-sessione

La respirazione quadrata (o “box breathing”) è una tecnica semplice e potente per calmare il sistema nervoso. Prima di entrare in acqua, dedicate due minuti a questo esercizio: inspirate lentamente contando fino a 4, trattenete il respiro per 4 secondi, espirate completamente contando fino a 4, e rimanete in apnea passiva per altri 4 secondi. Ripetere questo ciclo per 5 volte riduce la frequenza cardiaca e l’ansia da prestazione, tipica dell’adulto che si approccia a una nuova sfida, permettendo di iniziare la sessione con una mente più lucida e controllata.

Laguna o mare aperto: dove conviene prendere le prime lezioni per imparare in metà tempo?

La scelta dello spot per le prime lezioni è forse la decisione più strategica che un principiante possa prendere, in grado di dimezzare o raddoppiare i tempi della curva di apprendimento. L’errore comune è pensare “imparo dove poi praticherò”, ma per un over 40 che inizia da zero, questo è spesso controproducente. Iniziare in mare aperto, con onde, corrente e fondale profondo, significa dover gestire troppe variabili contemporaneamente. È come imparare a guidare direttamente in autostrada durante l’ora di punta.

La scelta intelligente è una laguna o un’area protetta con acqua piatta e bassa (in gergo, “flat water”). Questo ambiente controllato permette di concentrarsi su una cosa alla volta. Per il kitesurf, l’acqua bassa elimina la paura di non toccare e facilita il recupero della tavola, permettendo di ripetere all’infinito la partenza (il cosiddetto “water start”). Per il SUP, l’acqua piatta consente di focalizzarsi sull’equilibrio e sulla corretta tecnica di pagaiata senza essere destabilizzati dalle onde. Non è un caso che spot come lo Stagnone di Marsala, in Sicilia, siano famosi in tutto il mondo per l’insegnamento: qui, la combinazione di acqua bassa e vento costante crea una palestra naturale perfetta. Lo Stagnone offre condizioni ideali per imparare, con oltre 300 giorni di vento all’anno e un’immensa area di acqua che non supera il metro e mezzo di profondità.

Imparare in condizioni facili non è “barare”, è una progressione intelligente. Permette di costruire solide basi tecniche e, soprattutto, fiducia in sé stessi. Una volta acquisiti gli automatismi, la transizione al mare aperto e alle onde sarà molto più naturale e sicura. Ecco alcuni degli spot più rinomati in Italia, ideali per i principianti per le loro condizioni favorevoli:

  • Lo Stagnone di Marsala (Sicilia): Il paradiso dei principianti del kite, con acqua bassa e vento termico costante.
  • Lago di Garda (Trentino/Lombardia/Veneto): Spot come Malcesine e Campione offrono venti prevedibili e scuole di altissimo livello sia per kite che per SUP.
  • Baia di Talamone (Toscana): Una baia protetta che garantisce acqua piatta e sicurezza, ideale per la progressione.
  • Gizzeria Lido (Calabria): Una spiaggia lunghissima e un vento termico affidabile la rendono perfetta per imparare il kite in sicurezza.
  • Lago di Como (Lombardia): Le acque calme, specialmente in spot come Dervio, sono eccellenti per chi vuole avvicinarsi al SUP.

L’errore di postura che causa mal di schiena a 8 canoisti su 10

Superate le paure e scelto lo spot, si affronta la sfida fisica. E qui si nasconde un’insidia specifica per chi ha superato i 40 anni: il mal di schiena. Che sia su una tavola da SUP o con il trapezio del kite, una postura scorretta può trasformare un’ora di divertimento in una settimana di dolori. L’errore più comune, che vedo in quasi tutti i principianti, è quello di “usare le braccia” invece del “core”, il nucleo del nostro corpo.

Nel SUP, questo si manifesta nel pagaiare tirando con bicipiti e spalle. È un movimento inefficiente e dannoso. La potenza della pagaiata non deve venire dalle braccia, ma dalla rotazione del busto. Il movimento corretto parte dai muscoli addominali e obliqui: le braccia agiscono come leve rigide che trasferiscono la forza generata dal tronco alla pagaia. Mantenere la schiena dritta, le ginocchia leggermente flesse e concentrarsi sulla torsione è la chiave per pagaiare per ore senza affaticare la zona lombare. È una questione di consapevolezza fisica: sentire il lavoro dei muscoli del core invece di quello delle spalle.

Nel kitesurf, il concetto è simile. La tentazione è quella di contrastare la trazione della vela inarcando la schiena e “appendendosi” alle braccia. Questo sovraccarica la colonna vertebrale. La postura corretta prevede di usare il trapezio come punto di ancoraggio, mantenendo il bacino in retroversione (spingendolo in avanti), gli addominali contratti e il peso del corpo sui talloni. Le braccia devono essere rilassate, usate solo per pilotare la barra, non per sostenere la trazione. L’illustrazione seguente mostra il dettaglio della corretta attivazione del tronco, applicabile ad entrambi gli sport.

Dettaglio macro della tecnica di rotazione del busto nel SUP con focus sulla posizione corretta

Padroneggiare questa tecnica non solo previene gli infortuni più comuni, ma sblocca anche un livello superiore di efficienza e controllo. Invece di stancarsi dopo 20 minuti, si impara a usare i muscoli più forti e resistenti del corpo, trasformando lo sport in un allenamento completo e sostenibile a lungo termine.

Il rischio invisibile dei lavaggi frequenti che inquina i mari italiani

Una volta diventati rider consapevoli, emerge un’altra forma di responsabilità: quella verso l’ambiente che ci ospita. Ogni volta che entriamo in acqua, portiamo con noi sostanze che possono danneggiare l’ecosistema marino. Il colpevole più comune e invisibile è la crema solare. Molte protezioni commerciali contengono filtri chimici come oxybenzone e octinoxate, noti per essere tossici per i coralli e la vita marina, anche a basse concentrazioni.

L’impatto non è trascurabile. Nei giorni di punta, la concentrazione di queste sostanze negli spot più affollati aumenta drasticamente. Uno studio ha rilevato come, dopo weekend affollati, si registri un aumento fino al 20% dei livelli di titanio e altri metalli nelle acque costiere, componenti comuni di molte creme. Questo fenomeno, unito al rilascio di microplastiche derivanti dal lavaggio di mute e attrezzature, crea un cocktail dannoso per l’ambiente che amiamo.

Scegliere di praticare uno sport acquatico significa anche scegliere di proteggere il “campo da gioco”. La buona notizia è che le alternative esistono e sono efficaci. Optare per creme solari “reef-safe” o “ocean-friendly” è il primo passo. Queste formulazioni utilizzano filtri fisici (ossido di zinco e biossido di titanio non in forma di nanoparticelle) che non sono tossici per gli organismi marini. Adottare buone pratiche è altrettanto importante:

  • Applicare la crema 20 minuti prima di entrare in acqua, per permettere alla pelle di assorbirla e ridurre la dispersione.
  • Preferire le creme dense agli spray, che vaporizzano gran parte del prodotto nell’ambiente.
  • Sciacquare l’attrezzatura in aree designate o a casa, evitando che sale e residui finiscano direttamente in mare o negli scarichi.
  • Scegliere marchi impegnati nella sostenibilità, che utilizzano packaging riciclato e supportano progetti di conservazione marina.

Essere un vero amante del mare significa prendersene cura, dentro e fuori dall’acqua. È una forma di rispetto che qualifica un rider tanto quanto la sua abilità tecnica.

Perché non dovresti mai esporti al sole tra le 12 e le 15 anche con la crema 50?

Parlando di creme solari, è fondamentale sfatare un mito pericoloso: la protezione 50+ non è un’armatura invincibile. Molti rider, soprattutto principianti, pensano che una volta applicata una crema ad alto fattore di protezione, si possa stare al sole per ore senza conseguenze. Questo è un errore grave, specialmente per chi pratica sport acquatici. Il motivo principale è un fenomeno fisico chiamato effetto riverbero.

La superficie dell’acqua agisce come uno specchio, riflettendo i raggi solari e intensificandone l’effetto. Studi dimostrano che praticare sport in acqua aumenta l’esposizione ai raggi UV fino al 25% rispetto a stare sulla spiaggia. Questo significa che la dose di radiazioni che la pelle assorbe è significativamente più alta. Inoltre, il sudore, gli schizzi e lo sfregamento con l’attrezzatura (muta, trapezio) riducono l’efficacia della crema solare molto più rapidamente del normale.

La fascia oraria tra le 12 e le 15 è quella in cui i raggi UV sono più intensi e verticali. Combinare questa intensità con l’effetto riverbero dell’acqua crea una situazione di rischio massimo per scottature, eritemi e, a lungo termine, danni cutanei ben più seri. Nemmeno la migliore crema SPF 50+ può garantire una protezione totale in queste condizioni. Per questo, un rider esperto pianifica le sue uscite: si esce la mattina presto o nel tardo pomeriggio, evitando le ore centrali della giornata. È una regola non scritta di gestione attiva del rischio per la propria salute. Molte Aree Marine Protette italiane, come già avviene in altre parti del mondo, stanno valutando restrizioni su certi filtri solari, spingendo le aziende a sviluppare formulazioni più sicure sia per l’uomo che per l’ambiente, come quelle che escludono Octinoxate e Oxybenzone.

Oltre a scegliere l’orario giusto, è essenziale indossare abbigliamento protettivo come lycra a maniche lunghe, cappellino e occhiali da sole. La crema solare è un aiuto fondamentale, ma è l’ultima linea di difesa, non la prima.

Da ricordare

  • La scelta tra Kitesurf e SUP dopo i 40 anni riguarda la curva di apprendimento e rischio che meglio si adatta alla vostra personalità, non solo l’adrenalina contro il relax.
  • La sicurezza è un processo attivo: si basa sulla gestione della paura con protocolli mentali, sul rispetto delle regole di precedenza e sulla correzione della postura per prevenire infortuni.
  • L’investimento iniziale (tempo e denaro) definisce l’esperienza: il Kitesurf richiede un impegno maggiore all’inizio, mentre il SUP è più accessibile ma richiede tecnica per progredire.

Come inserire 20 minuti di esercizio efficace nella giornata di un genitore lavoratore?

La sfida più grande per un genitore lavoratore non è trovare la motivazione, ma il tempo. L’idea di dedicare ore a uno sport può sembrare un lusso irraggiungibile. Tuttavia, la chiave per una progressione intelligente e sostenibile non è la quantità, ma la qualità e la costanza dell’allenamento. Bastano 20 minuti al giorno, anche a casa, per mantenere il corpo reattivo, prevenire infortuni e rendere le uscite in mare molto più proficue e divertenti.

L’allenamento a secco, o “dry-land training”, è fondamentale. Permette di lavorare su due aspetti chiave: forza del core e propriocezione (la capacità del corpo di percepire sé stesso nello spazio). Un core forte è la base per la postura corretta in entrambi gli sport, mentre una buona propriocezione migliora l’equilibrio e riduce il rischio di cadute e distorsioni. Non servono attrezzi costosi: il peso del corpo, un tappetino e magari degli elastici sono più che sufficienti.

L’obiettivo è creare una routine breve e focalizzata, da inserire al mattino prima che la giornata inizi, o la sera per scaricare lo stress. Ventri minuti sono un obiettivo realistico e sostenibile, che non stravolge gli impegni familiari e lavorativi. Ecco un esempio di routine efficace che potete adattare alle vostre esigenze, pensata specificamente per preparare il corpo ai movimenti del kitesurf e del SUP:

  1. 5 minuti di riscaldamento: Iniziate con rotazioni dolci di tutte le articolazioni (collo, spalle, polsi, anche, ginocchia, caviglie) e proseguite con stretching dinamico come slanci delle gambe e torsioni del busto.
  2. 5 minuti per il core: Eseguite 3 serie di plank da 30-45 secondi, alternate a 3 serie da 15 ripetizioni di “ponte per glutei”. Questo rinforza la catena addominale e posteriore.
  3. 5 minuti per l’equilibrio: Esercitatevi a stare su una gamba sola, prima a occhi aperti e poi chiusi. Se avete un cuscino propriocettivo, usatelo per simulare l’instabilità della tavola.
  4. 3 minuti di simulazione: Utilizzate un elastico ancorato a una porta per simulare il movimento della pagaiata del SUP o la trazione della barra del kite, concentrandovi sulla rotazione del busto e sull’attivazione dei dorsali.
  5. 2 minuti di defaticamento: Concludete con dello stretching statico, mantenendo ogni posizione per 30 secondi, focalizzandovi su schiena, spalle e anche.

La scelta finale tra kitesurf e SUP dipende da voi, ma ora avete una mappa per navigare questa decisione con consapevolezza. Non cercate lo sport più facile, ma quello che accende la vostra passione e si allinea al vostro stile di vita. Valutate le vostre risorse, la vostra attitudine al rischio e prenotate un corso introduttivo per entrambi, se possibile. Sarà la vostra esperienza diretta, guidata dai consigli di un istruttore, a darvi la risposta definitiva.

Scritto da Matteo Sartori, Fisioterapista, Preparatore Atletico e Guida Ambientale Escursionistica (AIGAE). Esperto di benessere psicofisico, sport outdoor e prevenzione degli infortuni.